California, una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis
■ Corte californiana boccia i limiti
alla marijuana medica per uso personale
di Luana De Vita
LOS ANGELES (22 gennaio) - La commissione dell'Assemblea legislativa della California ha approvato una proposta di legge per legalizzare il consumo, la vendita e la produzione di cannabis per i maggiorenni. La proposta di legge, AB 390 , "Marijuana Control, Regulation, and Education Act", presentata dal deputato del parlamento californiano Tom Ammiano, un democratico italo americano, prevede una una tassa di 50 dollari per oncia di cannabis mentre il controllo sulla vendita e tassazione sarebbe assegnato al California Department of Alcoholic Beverage Control, lo stesso che supervisiona il commercio di alcool.
La notizia è di quelle forti e, anche se da qui a parlare di legalizzazione il passo è lunghissimo, costituisce un evento senza precedenti: è il via libera al dibattito sul tema droghe e politiche connesse.
Un tema complesso che andrebbe affrontato con un minimo di oggettività, cercando di astenersi dal semplice e immediato giudizio morale o politico. Prima di tutto dobbiamo concordare il senso, il significato di una parola, nello specifico “droga”, intorno al quale poi possiamo scatenare le nostre passioni politiche, morali, etiche, mistiche, giuridiche. Droga per l'Organizzazione Mondiale della Sanità è qualsiasi sostanza psicoattiva che agisce sul sistema nervoso centrale. Caffè, nicotina, alcol, cannabis, cocaina, psicofarmaci, eroina, sono tutte sostanze psicoattive.
Per orientarci in termini giuridici, possiamo disegnare una prima linea di confine, da una parte quelle legali – caffè, alcol, psicofarmaci su prescrizione, nicotina – dall’altra quelle illegali: psicofarmaci senza prescrizione, cannabis, cocaina, lsd, metanfetamine, ketamine, eroina. Un altro confine potremo segnarlo volendo parlare di droghe in termini di “dipendenza” , “tolleranza” e “assuefazione”, che sono termini specifici e diversi. Parliamo di caffè, per esempio. L'impossibilità di svegliarci la mattina, il sentirci pronti ad affrontare la giornata solo dopo il caffè ci conferma che siamo dipendenti da una sostanza da assumere per sentirci sufficientemente bene o per superare lo stato di sonnolenza. Quanti caffè prendiamo nell'arco di una mattinata ci indica il nostro personale livello di tolleranza e assuefazione alla caffeina, ovvero il progressivo bisogno di ciascuno di noi di ottenere attraverso il caffè un effetto di benessere e la necessità magari di aumentarne le dosi o diminuirle. Per intenderci tutti coloro che non bevono caffè dopo una certa ora del pomeriggio sono consapevoli che la caffeina interferisce con il loro sonno fisiologico, nello specifico ritardando significativamente la fase dell'addormentamento.
La sigaretta fumata come “rito propiziatorio” mattutino per favorire il momento successivo alla toilette, potrebbe essere legata ad un processo psicologico di “gratificazione”, molti ex-fumatori infatti legano gli unici momenti di nostalgia alla sigaretta della colazione mattutina o al caffè del dopo pasto. Sì perché la dipendenza psicologica e fisica sono due dimensioni diverse dello stesso problema. Valutare la “pericolosità” di una sostanza o dell'altra implica quindi l'analisi di una serie di variabili da diversi punti di vista, affrontare il tema dei rischi connessi all'uso di sostanze psicoattive significa necessariamente considerarne tutti gli aspetti, personali, culturali, sociali, legali.
Quello che possiamo vedere oggi nel nostro paese è una lunga serie di numeri in costante, inesorabile aumento. Siamo tra i primi in Europa per consumo di cannabis, cocaina perfino eroina. Aumentano i reati connessi al consumo tanto di sostanze legali quanto illegali, basti pensare alla guida in stato di ebbrezza. Grazie a pochi grammi di fumo invece le nostre prigioni pullulano di detenuti per droga, su oltre 59.000 persone in carcere attualmente più di 23.000 sono colpevoli di spaccio di sostanze stupefacenti. Il 40 % circa dei reclusi è imputato o condannato per l'art. 73 del “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope” - D.P.R. n. 309/1990- modificato poi dalla legge n.49/2006, la cosiddetta Fini-Giovanardi. Legge che invero non prevede sanzioni per il consumatore ma che di fatto con l'aggiunta del comma 1bis all'art. 73 ha ridefinito condotte di importazione, esportazione,acquisto e ricezione a qualsiasi titolo di sostanze stupefacenti, ovvero comportamenti consueti anche per i consumatori che, ovviamente , se consumano acquistano e detengono sostanze psicotrope.
Il 75% delle sanzioni amministrative comminate dalle Prefetture italiane è per possesso di cannabis. Sempre per possesso di cannabis qualsiasi ragazzino di 15 anni colto con il “fumo” in tasca diventa “tossicodipendente” e viene segnalato alla questura di riferimento. Facile immaginare gli effetti , anche solo psicologici, di simili “etichette”. Aumentano i consumatori, aumentano i detenuti per reati di droga ma qualcosa diminuisce, il costo della droga: costa meno e se ne trova di più in giro. Ancora numeri: il 93% delle scuole secondarie ha attivato almeno un progetto di prevenzione, il 50% anche due o più interventi mirati a scongiurare l'uso di droghe tra gli adolescenti. I risultati ci dicono che il consumo di droga più che diminuire è cambiato, oggi gli adolescenti alla cannabis mischiano l'alcol, “calano” giù pure qualche pasticca, sono “poliabusatori” per intenderci.
Difficile non concordare con quanto da anni ripete anche Umberto Veronesi, il proibizionismo non funziona, il traffico di stupefacenti resta uno dei commerci più redditizi per la criminalità organizzata, il consumo aumenta come la disponibilità di droga sul mercato. Davanti al fallimento evidente e inconfutabile delle attuali politiche in materia di sostanze stupefacenti, cosa aspettiamo in Italia ad affrontare il problema “droga” in un altro modo? Almeno potremo cominciare a parlarne.
* Psicologa e Psicoterapeuta
http://www.ilmessaggero.it/articolo_...npl=&desc_sez=



Reply With Quote